Roma repubblicana

Dal 509 e il 27 a.C. Roma adottò il sistema di governo repubblicano e per tale motivo si parla di questo periodo facendo riferimento alla Roma repubblicana, ovvero alla Repubblica di Roma (nome latino Res publica Populi Romani). Iniziata a furor di popolo con la cacciata dei re, finì allo stesso modo a furor di popolo con una serie di guerre civili che ne segnò di fatto la fine, per poi svoltare verso il Principato. Come abbiamo visto nell’articolo sui re di Roma, l’ultimo (e il peggiore) fu Tarquinio “il Superbo”, che costituì la goccia che fece traboccare il vaso a favore della Repubblica.

La ricetta del successo

I sostenitori della Repubblica ottennero la loro vittoria sul sistema monarchico grazie a tre fattori. Il primo fu l’emancipazione politica degli etruschi, il secondo il risultato tra l’istituzione monarchica e il ceto dei Patrizi, il terzo l’alleanza coi Sabini che ne approfittarono per insidiare il fianco etrusco.

Per quanto riguarda il secondo fattore, va infatti precisato che i Patrizi erano preoccupati dal peso sempre più crescente che i re etruschi davano alla plebe, perciò con la cacciata di Tarquinio il Superbo si assicurarono il controllo politico ma anche sociale, attuato tramite un sistema oligarchico, sebbene repubblicano. Si istituì perciò una oligarchia repubblicana.

Lo sviluppo della storia

Nei primi anni della Repubblica di Roma vi fu una vera e propria “psicosi da re”, poiché la plebe temeva che qualcuno avrebbe riportato la monarchia senza la volontà popolare. I re etruschi negli anni precedenti (e soprattutto Tarquinio il Superbo) catturarono l’inimicizia dei popoli latini circostanti, con i quali si raggiunse un nuovo equilibrio durante gli anni della Repubblica, tramite il trattato di pace “Foedus Cassianum” nel 493 a.C.

Interessanti furono i nuovi rapporti tra patrizi e plebei. I plebei volevano essere rappresentati dalle istituzioni della città (che erano totalmente in mano ai patrizi) e non volevano essere ridotti in schiavitù. Essendo gli stessi utili all’esercito, quando questi si ribellarono all’ennesima chiamata alle  armi (secessio plebis), le istituzioni si videro costrette ad accogliere alcune loro richieste e si istituì così la figura del tribuno della plebe, ovvero la prima magistratura plebea a Roma.

Gli anni a cavallo del 400 a.C. furono segnati da guerre con le città vicine e in particolar modo Veio, che fu conquistata. Nel 400a.C. Arrivarono per la prima volta in zona i guerrieri di una popolazione lontana, quella dei Celti, della tribù dei Senoni. Roma si rese conto di essere il vero obbiettivo, così dopo qualche anno arrivarono i Galli, che con 15.000 uomini sconfissero Roma e le fece subire un umiliate sacco.

Negli anni successivi, Roma continuava a combattere contro Volsci, Equi ed Etruschi, una guerra infinita, che in realtà trovava il vero punto debole nella divisione interna di Roma stessa. Le cose si risolsero quando ai plebei fu concesso l’accesso al consolato.

Le conquiste

Roma fece ripartire il progetto di espansione, che iniziò dalla Magna Grecia, per poi espandersi nelle isole, instaurando le provincie di Sicilia e Sardegna. A queste seguì la guerra con Illiri e Celti nella Pianura Padana, dove si sbarrò la strada ai liguri e fermare il pericolo dei Galli. Seguì la seconda guerra punica, la prima guerra macedonica, la sottomissione della Gallia Cisalpina. L’espansionismo di Roma arrivò in Asia Minore e completò la sua battaglia contro Cartagine guidata da Annibale, che fu sconfitta. Ancora, seguì l’espansione verso occidente, conquistando tutto il lato est della Spagna e della Gallia Narbonense (ovvero l’attuale Provenza).

I Gracchi e la fine della Repubblica

La riforma agraria  e altre riforme proposte da un tribuno della plebe, Tiberio Sempronio Gracco, nel 133 a.C., produssero forti sconvolgimenti tra cui dittature, guerre civili alternate da brevi tregue armate. Tiberio, conservatore, voleva distribuire le terre concedendo quelle in eccesso ai cittadini men abbienti, in modo tale da rinvigorire il ceto dei piccoli proprietari agricoli. Ciò non andava bene all’aristocrazia senatoria, che ostacolò Tiberio corrompendo un altro tribuno della plebe. Tornando la divisione interna, tornò la debolezza su alcuni fronti. Le tensioni furono alimentate quando i Gracchi proposero di offrire diritti di cittadinanza anche ad altri popoli italici “federati” e agli alleati, ma il tribuno che preparava tale proposta fu ucciso. Il clima peggiorò e vi furono dittature, rivolte, guerre. Da evidenziare la terza guerra servile (contro i propri gladiatori e schiavi ribelli, guidati da Spartaco, che perse e fu ucciso), la guerra civile tra Cesare e Pompeo e quella tra Ottaviano e Marco Antonio.