La fondazione di Roma

Alla fondazione di Roma è stata associata una data ben precisa, ovvero il 21 aprile dell’anno 753 a.C. Questa data è stata fissata da Marco Terenzio Varrone (Marcus Terentius Varro), un letterato, scrittore e militare romano, vissuto dal 116 al 26 a.C., divenuto tra l’altro anche questore della Repubblica romana. Tale datazione da parte di Varrone si basa sui calcoli effettuati dall’astrologo Luigi Taruzio Firmano (Lucius Taruntius Firmanus). Sebbene vi siano altre teorie, storie e leggende, la data fissata da Varrone è ritenuta generalmente quella più verosimile.

Romolo e Remo, tra storia e leggenda

Nell’ottica di ricostruzione della storia di Roma, non si può comunque non menzionare la leggenda più famosa che la caratterizza, una delle leggende più conosciute al mondo, poiché, come ben si sa, Roma fu “Roma Caput Mundi”.  Ebbene, secondo tale leggenda, la fondazione di Roma avvenne per opera di Romolo, un discendente della stirpe reale di Alba Longa, una stirpe che discendeva a sua volta da Ascanio, figlio di Creusa ed Enea. Enea, ricordiamolo, fu l’eroe di Troia che giunse nel Lazio proprio dopo la caduta della sua città.

Ebbene, Romolo e Remo erano due gemelli nati ad Alba Longa, la città fondata da Ascanio, figlio di Enea. Ad Alba Longa regnarono per generazioni i discendenti di Ascanio, fino a quando il nuovo re, Numitore, non fu spodestato dal fratello Amulio, che costringe la nipote di suo fratello a restare casta al fine di non procreare discendenti del re spodestato. Tuttavia, il dio Marte si innamora della giovane Rea Silvia, che resta incinta di 2 gemelli, Romolo e Remo. Amulio, perciò, ordina che vengano uccisi. Per farli scampare alla morte, la mamma li pone in una cesta e la porge su un fiume. La cesta si arenerà nella palude del Velabro, tra Palatino e Campidoglio, nei pressi dell’area che oggi è ricoperta dal foro romano.

Sotto un albero di fico nei pressi di una grotta (detta Lupercale), i due vengono allattati da una lupa  che aveva perso i cuccioli ed era stata attratta dal pianto dei due bambini. Secondo alcuni studiosi, la “lupa” potrebbe provenire da “lupae” ovvero prostituta. A questo punto comunque entra in scena il pastore Faustolo (un porcaro di Amulio), che si prenderà cura dei gemelli insieme alla moglie Acca Larenzia, che li cresce come suoi figli (c’è chi sostiene che la “lupae dei pastori” fosse proprio lei).

Romolo e Remo cresceranno e uccideranno Amulio di ritorno ad Alba Longa, restituendo il trono al loro nonno Numitore ma andarono via da Alba Longa, ottenendo al tempo stesso il permesso di fondare una nuova città. Per stabilire chi dovesse essere in nuovo re, i due gemelli salirono su due monti diversi per vedere chi avvistasse meno avvoltoi. Tra i due si scatenò una rissa che vide la morte di Remo. Romolo, perciò, divenne il primo re di Roma.

La figura di Romolo è ancora oggetto di dibattito da parte degli studiosi e degli storici.