I sette Re di Roma

Prima di diventare un impero, Roma fu una Repubblica e ancor prima un regno. Si tratta di una fase  a metà tra lo storico e il leggendario, di cui non si hanno notizie perfettamente certe. Si tratta di una difficoltà dovuta all’antichità dei tempi trattati e delle lacune che si hanno nelle prove storiche. Ad ogni modo, i primi sette re di Roma detengono una certa importanza nella storia della città e della tradizione. Secondo la tradizione, i primi sette re di Roma furono: Romolo, Numa Pompilio, Tullo Ostilio, Anco Marzio, Tarquinio Prisco, Servio Tullio, Tarquinio il Superbo. Una cosa però è certa. L’era dei re di Roma finì con la loro cacciata per via dell’arrivo della Repubblica.

Romolo

Di Romolo abbiamo già parlato nell’articolo riguardante la fondazione di Roma. Egli è considerato il primo Re di Roma, che a quanto pare iniziò a popolarla rapendo le donne ai vicini Sabini della città di Cures, per farle maritare con i suoi uomini. Ciò scatenò una guerra con i Sabini, ma il tutto si divise con un’alleanza e con la condivisione del potere tra Romolo e Tito Tazio.

Numa Pompilio

Il re Numa Pompilio è ricordato anche come il “re sacerdote”. Probabilmente, era di origine sabina e regnò per 43 anni, in modo prospero e pacifico. Riformò il calendario, portandolo da 10 a 12 mesi (ma dividendolo anche in giorni “fasti” e “nefasti”, una sorta di antenati dei festivi e feriali). A lui si attribuisce anche la creazione delle prime associazioni professionali di Roma. La tradizione dice che durante il suo regno cadde dal cielo lo “scudo di Marte”, con su scritto il destino di Roma. Ne fece fare 11 copie, che divennero oggetti venerabili. Morì per cause naturali.

Tullo Ostilio

Tullo Ostilio è ricordato come il “re guerriero”. A differenza del suo predecessore, quindi, fu tutt’altro che pacifico, guerreggiando contro Veio, Fidene e Alba Longa (distruggendola e di cui si ricordano le figure leggendarie degli Orazi e Curiazi). La popolazione di Alba Longa fu deportata a Roma, aumentandone la popolazione. Stando alla sua tradizione, morì colpito da un fulmine, poiché oltre ad essere bellicoso, era molto irrispettoso degli dei).

Anco Marzio

Anco Marzio è ricordato come il “re mercante”. A quanto pare era il nipote di Numa Pompilio. Non fu pacifico come il nonno, ma comunque produttivo. Fortificò il gianicolo, si scontrò con i Latini a Madullia (deportando poi gli sconfitti all’Aventino), fondò Ostia (alla foce del Tevere), costruì ponti, una prigione, una salina, promosse i commerci e ristabilì le cerimonie istituite da Numa Pompilio. La città raggiunse grandi dimensioni e si alleò con diverse altre. A lui si associa la fondazione della plebe (giuridicamente dipendenti dei patrizi).

Tarquinio Prisco

Con Tarquinio Prisco inizia l’era dei re etruschi, che probabilmente raggiunsero con il trono un compromesso per via della loro potenza e vicinanza, al fine di garantire un’alleanza. Egli ebbe come obbiettivo il potenziamento di Roma, sia nelle istituzioni che nelle infrastrutture. Eresse il Circo Massimo, le mura, la Cloaca Massima (permettendo così lo sviluppo della zona del Foro), iniziò la costruzione del tempio di Giove Capitolino (sul Campidoglio), istituì i giochi pubblici. Morì assassinato in una congiura organizzata dai figli del suo predecessore, Anco Marzio.

Servio Tullio

Genero di Tarquinio Prisco, anch’egli era etrusco. Riformò l’esercito e lo rese accessibile alla plebe, utile per i suoi piani militari, contro Veio, Caere, Tarquinia e i Sabini (che furono assoggettati). Istituì il principio del censo e fece il primo censimento (contò 80 mila romani) e divise i cittadini per patrimonio, dignità, età, mestiere e funzione. Di fatto, compì molti passi avanti per lo studio, l’organizzazione e la crescita della società. Fu assassinato in un colpo di Stato, nel quale era coinvolta anche sua figlia Tullia e suo marito Lucio Tarquinio, detto “il Superbo”.

Tarquinio il Superbo

L’assassino di Servio Tullio fu l’ultimo re di Roma, senza aver ricevuto ordine né dal popolo romano, né dal senato. Non c’è da stupirsi perciò del fatto che alla fine sia stato cacciato, che morì in esilio, e che a Roma tale notizia fu accolta con entusiasmo. Il suo regno fu un regno di terrore, con omicidi e violenze. Alla fine i sostenitori della Repubblica (Res Publica) vinsero e convinsero i romani a rovesciare la monarchia, che finì di fatto nel 509 a.C.